La JUVE è una fede che continua a essermi appiccicata addosso. Sono da compatire quelli che tifano per altri colori, perché hanno scelto di soffrire.
Sembrava una battuta, invece lo pensavo e lo penso tutt’ora. (Giampiero Boniperti)

martedì 15 febbraio 2011

Manifesta superiorità













Chiedo scusa a tutti ma per via di alcuni impegni sopraggiunti in questi giorni non riesco proprio a trovare il tempo di scrivere qualcosa di mio come vorrei fare. Mi limito a un dato facile facile che spiega come la storia non si compri seduti al tavolino:

Juventus-Inter Partite giocate: 78
Vittorie inter 10, Pareggi 14, vittorie Juventus... 54 (cinquantaquattro)

C'è altro da dire?
Vi saluto con 3 video: l'epica introduzione di Zuliani, le rosicate di Recalcati e le emozioni dallo stadio:







Nota bene Foto dedicata al mio nuovo idolo Eto'ò. travestimento dell'anno fatto da un pazzoide all'olimpico domenica sera sulle note del celebre coro "eto'o e le rose"

mercoledì 9 febbraio 2011

Zidane uomo vero


A differenza della recita ipocrita e ruffiana di Chivu, dopo Bari-Inter, con tanto di pianto del coccordillo annesso per avere uno sconto di squalifica, Zinedine Zidane si conferma uomo vero con tutti i vantaggi e gli svantaggi del caso. Questa la sua ultima intervista all'Equipe
«Sono stato provocato. Non sono fiero di quella mia reazione. Non voglio scusarmi perche sono stato provocato. Significherebbe porgere la guancia una seconda volta. E' un gesto che fa parte di una carriera, di una vita, e ci sono momenti in una vita che non sono piacevoli, punto. Non voglio insistere su questo».

venerdì 4 febbraio 2011

Bud spancer Chivu in "il pianto del coccodrillo"




Intanto sul sito sport mediaset compare un commento di un interista che non posso esimermi dal riportare sul blog in modo da leggermelo di tanto in tanto per farmi quattro risate:

"Per me non l'ha colpito volontariamente, anzi è stato Rossi a colpirgli la mano con un colpo di naso. Chivu innocente, bisogna smetterla con questo anti interismo!"

Chi non ci dovesse crederci (e non stento a pensare che sia difficile) può verificarlo di persona http://www.sportmediaset.mediaset.it/calcio/articoli/52526/chivu-in-lacrime-mi-vergogno.shtml#anchorCommenti lo trovate alla prima pagina di commenti

AGGIORNAMENTO DELL'ULTIM ORA:

Leggete da chi ha ricevuto la solidarietà Chivu, la vicenda sta assumendo i connotati della sit-com ahahahaha

Da www.calciomercato.com

Una cena con alcuni compagni di squadra per festeggiare il reintegro in rosa si è trasformata per Adrian Mutu in un 'soccorso telefonico' al suo connazionale Christian Chivu. Il numero 10 gigliato infatti, informato da alcuni rumeni via telefono di quanto fosse accaduto nel corso di Bari-Inter, e vedendo poi le immagini di Chivu, sconvolto ed in lacrime, prima in un'intervista tv e poi al momento di salire sul pullman della squadra nerazzurra, lo ha chiamato per dargli il proprio sostengo e capire meglio i connotati dell'episodio che porterà molto probabilmente il difensore ad una lunga squalifica con la prova televisiva.

giovedì 3 febbraio 2011

Fata Morganta show: oltre ogni record

Dopo poterci vantare di avere in squadra l'unico giocatore squalificato per simulazione di tutto il campionato pur non essendo stato l'unico a simulare (ultimo della lista Pazzini), ecco che il signor Emidio Morganti di Ascoli Piceno ci regala un'altra perla da aggiungere alla nostra personalissima lista di primati: siamo il primo club della serie A a cui vengono negati nell'arco di 90' la bellezza di 4, dico quattro, calci di rigore solari! Cosa ammessa persino dai moviolisti solitamente più ostili ai nostri colori, ad eccezione del più ostile di tutti: Bettega. Che moviolista non è...

In principio fu Bergonzi, nella stagione del ritorno in serie A, in quel di Napoli, a sbaragliare l'agguerrita concorrenza concedendo due rigori al limite del paradosso ai partenopei, con tanto di tuffo carpiato dell'ex Zalayeta che venne squalificato per una sola giornata (Krasic per due)! Ma sempre nello stesso campionato Dondarini, a Reggio Calabria, piazzò l'affondo che sembrava essere decisivo (fino a ieri sera...): 2-3 rigori non concessi e al 90° minuto penality alla Reggina quando si era sull'1-1. Al termine della partita persino l'anima pia di Cobolli Gigli scrisse una lettera dal contenuto talmente molle che leggendola si correva il rischio di addormentarsi -Mughini la definì "intrisa di camomilla- in cui riusciva nuovamente ad ammettere di aver pagato colpe meritate per i fatti di calciopoli.
Dicevo che Dondarini era convinto fino a ieri sera di essere il killer numero uno della Juventus, e invece no: perchè la "fata morganta" con un tocco di bacchetta magica come d'incanto ha fatto sparire non uno, non due, non tre, ma addirittura 4 calci di rigore! Sul primo Chiellini viene letteralmente trascinato prima e sotterrato poi in piena area di rigore sugli sviluppi di un calcio d'angolo, Morganti, con il campo visivo sgombro, fa finta di niente; al termine del primo tempo Matri si appresta a concludere in rete una palla facile facile, ma ecco che un difensore gli si aggrappa dietro in modo da sbilanciarlo completamente, Morganti, come suo solito, allarga le braccia; nel secondo tempo sempre su un calcio d'angolo Barzagli subisce una "cravatta" all'interno dell'area piccola, Morganti, manco a dirlo, lascia proseguire, non sia mai... Come vedete ho tralasciato l'episodio più clamoroso, quello di un fallo di mano (clicca qui per vedere il video con commento di Zuliani) talmente plateale, talmente visibile da 1 km di lontananza, che è del tutto inspiegabile come possa un arbitro, che è lì proprio per vedere eventuali falli, piazzato a mezzo metro distanza, non averlo visto. Del caso se ne occuperà Roberto Giacobbo nella prossima puntato di Voyager dedicata alle opere della fata Morganta.
E attenzione, stiamo parlando di un direttore di gara che non più tardi di 10 giorni fa è stato premiato niente popo di meno che... "miglior arbitro della serie A". A questo punto fossi uno di quelli che gli è arrivato dietro intenderei causa per danni morali. Arrivare dietro a una persona che non si rende conto di ciò che gli accade a 50 centimetri è francamente offensivo, si rischia di andare in depressione. Oggi sappiamo che il miglior arbitro della serie A su 4 rigori NETTI non ne ha concesso neppure uno. Se è realmente il migliore, o gli altri fanno ridere le galline, o ieri sera era in malafede. Cosa che lo stesso Marotta ha lasciato intendere a fine gara con il suo "non vorrei che stessimo pagando le nostre posizioni su calciopoli".
L'arbitro è lo stesso che non più di 20 giorni fa annullò misteriosamente il gol di Toni a Napoli, quanto meno ora la decenza di non mandarlo più ad arbitrare la Juve sarebbe il caso di averla.

Datosi che i precedenti di Bergonzi e Dondarini ci hanno insegnato che "al peggio non c'è mai fine" sono partite le scommesse sul prossimo arbitro che strapperà a Morganti l'ambito premio di "distruttore n1 della Juventus": in vantaggio Damato quotato a 1,50.

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mercoledì 2 febbraio 2011

Volano gli stracci tra Elkann e agnelli; la Juve ostaggio di "Marpionne"

penso sia utile postare questo articolo di dagospia che chiarisce meglio le cose sui rapporti interni alla famiglia Agnelli

1- VOLANO VIOLENTISSIME PALLONATE IN FACCIA TRA ANDREA AGNELLI E JOHN ELKANN
2- SENZA SOLDI FRESCHI LA JUVE RISCHIA GROSSO. MA YAKI HA TIRATO GIÙ LA SARACINESCA E HA MESSO I LUCCHETTI ALLA CASSAFORTE TRONCANDO QUALSIASI SPERANZA - (MATRI IN PRESTITO FINO A GIUGNO, RISCATTO A LUGLIO PAGANDO 15 MILIONI IN 4 ANNI)
3- TRA I DUE CUGINI TANTA RUGGINE: ANDREA AGNELLI, FAN DELLA TRIADE MOGGI-GIRAUDO-BETTEGA) FECE FUORI TUTTI GLI UOMINI, BLANC INTESTA, CHE ELKANN AVEVA SCELTO
4- ALTRO CETRIOLO PER ANDREA, CHE VUOLE SBARCARE A MARANELLO AL POSTO DI MONTEZEMOLO: IL CUGINO JOHN HA ARRUOLATO IL FRATELLINO LAPO AL CENTRO STILE FERRARI
5- ORMAI SOTTOZERO I RAPPORTI TRA LO SMONTEZEMOLATO E IL DUPLEX MARPIONNE-ELKANN -

Nemmeno la notizia pubblicata ieri sul "Wall Street Journal" che Sergio Marpionne dispone di 30 pullover blu e di altrettanti paia di jeans e di calzini, riesce a sollevare l'umore degli operai della Fiat.

Certo, l'idea che almeno una volta al mese il manager di Chrysler-Fiat cambi il pullover fetente che ostenta come uno status symbol, tranquillizza gli uomini che dopo i turni alla catena di montaggio non vedono l'ora di togliersi la loro tuta puzzolente. Il tema che adesso li angustia più del contratto nazionale è la sorte della Juventus, la Vecchia Signora fondata nel 1897 da un gruppo di studenti del liceo Massimo D'Azeglio, che sta attraversando una crisi profonda.

Se potessero gli operai di Mirafiori e i torinesi (ai quali bisogna aggiungere 12 milioni di tifosi italiani) lancerebbero un referendum per cacciar via i colpevoli del disastro che sta rovinando l'immagine della squadra. L'esito sarebbe scontato, ma è la ricerca dei colpevoli che appare ancora incerta. Gli indizi convergono su una pluralità di personaggi che vanno dall'allenatore Luigi Del Neri fino al direttore generale Giuseppe Marotta (un varesotto di 53 anni) al quale si imputano gli errori clamorosi nel calciomercato.

C'è poi chi si spinge all'indietro e chiama in causa l'amministratore Jean-Claude Blanc con la sua aria da fighetto parigino, mentre ad altri piace ricordare la maledizione della triade (Moggi, Bettega, Giraudo) che continuerebbe a provocare disgrazie.

I misteri di Torino sono stati esplorati in un libro piuttosto deludente scritto cinque anni fa dal giornalista laico Aldo Cazzullo e dallo scrittore cattolico, Vittorio Messori. Da quella lettura viene fuori che la città è sempre stata zeppa di luoghi esoterici, circoli massonici e personaggi ambigui, ma in questo caso non c'è bisogno di troppe dietrologie per capire che il mistero della Juventus porta a individuare in Andrea Agnelli uno dei protagonisti della frana calcistica.

Il rampollo, figlio di Umberto e di Allegra Caracciolo, si è insediato nell'aprile dell'anno scorso e come un nocchiero che ritrova il timone della nave sprizzava felicità. Finalmente, dicevano alla catena di montaggio della Fiat, la Sacra Famiglia degli Agnelli ritorna dopo quasi 50 anni alla testa della Vecchia Signora con un Giovin Signore che poco oltre la metà del campionato si prende i fischi allo stadio e gli sberleffi del petroliere Moratti.


Quando il ragazzo, diplomato ad Oxford e alla Bocconi (la madre di tutti i sapientoni), salì al vertice dell'azienda-calcio si rimboccò le maniche cercando di mettere a frutto le esperienze manageriali accumulate alla Philip Morris dove ha lavorato per quattro anni. L'obiettivo non era solo quello di cancellare il ricordo della gestione Blanc, Secco e Cobolli, ma di riportare le magliette zebrate in testa alla classifica e dentro la Champions League.

Purtroppo questi traguardi sembrano fortemente compromessi. Perfino un uomo placido come il mitico portiere Buffon dice di assistere a un brutto film, e nemmeno l'ultima operazione sul mercato che ha portato all'acquisto del bomber cagliaritano Alessandro Matri ha il timbro di un capolavoro. Infatti l'acquisto del giocatore è stato fatto con la clausola del "prestito con obbligo di riscatto" che alla fine peserà sui conti della società Juventus con rate particolarmente onerose.


LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO
E qui salta fuori il vero problema che solleva in qualche modo dalle sue responsabilità il Giovin Signore degli Agnelli perché la questione è molto semplice: gli operai di Mirafiori hanno fatto due calcoli dai quali risulta che fino alla metà dell'anno scorso sull'azienda-calcio hanno pesato costi per 170 milioni di euro di cui 130 sotto la voce "costo del personale" e 40 per la quota annua di ammortamento dei cartellini.

Questi dati saranno esaminati dal consiglio di amministrazione della società convocato per il 28 febbraio dove i consiglieri (tra i quali siede anche l'ex-giocatore Pavel Nedved) prenderanno atto che l'aumento di capitale di 100 milioni effettuato nel 2007 si è letteralmente polverizzato, e quindi occorre immettere nelle vene della Vecchia Signora sangue fresco e nuova liquidità.


Il guaio è che l'azionista di riferimento, cioè la cassaforte di famiglia Agnelli che si chiama Exor, non ha alcuna intenzione di entrare in infermeria per iniettare altri capitali. Dietro questo rifiuto si intravede uno scontro durissimo tra Andrea Agnelli e quell'altro Giovin Signore, John Elkann, che per volontà dell'Avvocato ha in mano la presidenza della Fiat e di Exor. A quanto si dice nei bar di piazza San Carlo (sede storica della squadra) il giovane Elkann ha tirato giù la saracinesca e ha messo i lucchetti alla cassaforte troncando qualsiasi speranza.

rile dell'anno scorso il figlio di Umberto Agnelli arrivò alla guida della squadra, il 35enne Yaki ebbe parole molto gentili nei confronti del 36enne Andrea riconoscendo nella sua passione per lo sport una garanzia di successo. A questo punto ci vorrebbe uno scrittore come Thomas Mann per raccontare con le parole giuste che cosa si nasconde dietro questo scontro generazionale e dinastico.

A onor del vero va detto che tra i due giovinotti, Andrea e Yaki, non sono corse le parole che si leggono nella saga letteraria dei Buddenbrook dove i personaggi urlano frasi del tipo: "vai via stupida oca...", oppure "la bancarotta mai!", ma la tensione è certa, e se non si arriverà alla bancarotta si dovrà arrivare a un chiarimento perché senza soldi freschi la squadra più che centenaria rischia grosso.


È chiaro come il sole che il giovane presidente di Fiat e di Exor, che non ha mai dimenticato come il cugino Andrea appenna arrivato alla Juve cassò completamente il suo staff a partire da Blanc, ha chiuso i cordoni della borsa seguendo le direttive militari di quell'uomo dalle favolose stock options che nell'armadio ha 30 pullover blu e altrettanti paia di jeans e di calzini. Per Marpionne che ha vissuto in Canada dove l'hockey è lo sport preferito, il pallone è un oggetto misterioso che nella sua strategia industriale e "americana" c'entra come un cavolo a merenda.


E lo stesso atteggiamento, ma con ben altra prudenza e attenzione, ha nei confronti della Ferrari dove a soffrire in questo caso è l'altro Giovin Signore di nome Lapo.

Anche questo ragazzo ha una tenera età (34 anni) e dall'ottobre 2005 quando fu ricoverato per un incidente alla Marrazzo, gli è stata imposta dalla Sacra Famiglia e da Marpionne la camicia di forza dell'obbedienza. È difficile però frenare le pulsioni e la creatività del fratello di Yaki che a marzo dell'anno scorso durante un'importante partita di basket a Los Angeles entrò addirittura in campo per prendere la palla creando un incidente clamoroso.


L'ultima passione del fratello birichino è la Ferrari. E per aggiungere, oltre alla Juve, altro veleno alla pozione per Andrea Agnelli, Yaki ha fatto subito assumere il fratellino Lapo alla casa di Maranello, dove ha preso a collaborare nel Centro Stile. Per dimostrare che il suo impegno è autentico ha preso casa a Maranello dove gira a bordo di un'enorme jeep militare americana creando un certo scandalo perché nel quartier generale del Cavallino si può circolare soltanto a bordo di Ferrari rosse oppure con macchine che portano il colore della casa.


Pochi giorni fa Lapo ha partecipato accanto a Luchino di Montezemolo alla presentazione della nuova vettura per la Formula1 e anche lui come tutti i partecipanti indossava un indumento rosso che sotto la chioma folta e la barba incolta gli dava l'aria di un autentico garibaldino.

A nessuno però è sfuggita la freddezza del clima che si toccava nell'aria. Il povero Lapo si è seduto all'estrema sinistra della prima fila dove, oltre a Luchino di Montezemolo, c'era il fratello Yaki, il banchiere spagnolo Emilio Botìn (sponsor di Ferrari) e Sergio Marpionne con il solito pullover blu fetente. Si sono stretti la mano, ma la beatitudine di Luchino, che con il disastro della Juve vede allontanarsi il pericolo di lasciare ad Andrea Agnelli la poltrona della Ferrari, faceva un terribile contrasto con l'aria triste del povero Lapo.

E nella nebbia di Maranello si perdeva lo sguardo nel vuoto di Sergio Marpionne per il quale il Cavallino rampante e la Juventus sono giocattoli che devono fare soldi, punto e basta.